Paolo Rumiz: Friuli, fine del sogno leghista
Tratto da "la Repubblica", 12 giugno 2003
«Vedremo se sarà un´aquila o un tacchino», ghignava Bossi alla vigilia del
voto. Il volatile era Sergio Cecotti, il transfuga della Lega che, di fronte ai
ripetuti sbarchi di Berlusconi in Friuli, aveva lanciato il celeberrimo «allarme-visitors».
Oggi che Cecotti è rieletto alla grande sindaco di Udine, Bossi si ritrova non
con un´aquila, ma con un bel condor sopra il suo cranio duro di varesotto. Un
grande «Condor pasa» dall´occhio azzurro gelo, che gli vola intorno ad ali
ferme, con cerchi lunghi, alto sulla Padania rovente, e gli dice che qui la Lega
è finita. «Quella Lega», almeno. La Lega di Alessandra Guerra, la Madonna di
Lourdes che nemmeno i leghisti han votato. La Lega dei bulli alla Calderoli, che
va a cena ad Arcore. Romanizzata, lontana dagli umori della base.
Eccolo, «el Condor». Sta per rifare il suo nido sul castello di Udine, si
pulisce le ali dopo il combattimento. Quando ti fissa obliquo ci somiglia pure,
al re delle Ande. Non ha ancora parlato al «pueblo» furlan. Come l´alleato Illy,
è l´uomo meno comunicativo del mondo. Ma proprio per questo ha convinto. Fatti
contro parole. «Ci siamo salvati da una catastrofe» sibila senza emozione
apparente. «Una larga fetta della gente ha capito. Una regione di destra ci ha
regalato lo stesso voti copiosi ovunque. E poi Udine: in tutte e sette le
circoscrizioni abbiamo avuto percentuali altissime. Ogni tanto ci si consola».
Che personaggio. Urticante e britannico. Friulanista, giallista ed ex
mezzofondista, fisico teorico con passioni esoteriche. Una combinazione
difficilmente ripetibile di cultura e senso comune.
Ma come, ti chiedi. Come mai la stessa Lega ha eletto a Treviso l´erede dello
sceriffo Gentilini? Tra i due non c´è una voragine? Poi capisci. Cecotti ha
mandato Bossi a quel Paese, Gentilini lo stesso. Entrambi non si sono fatti
incoronare da nessuno. Entrambi fanno parlare i fatti e odiano i politicanti.
Qui come in Veneto ha vinto la periferia contro Roma. Insomma, Friuli come
altrove, il voto non si fa nazionalizzare. Ma Cecotti è andato oltre. Ha
consumato lo strappo, dato una casa ai riformisti del Carroccio, costruito le
basi di un nuovo partito «catalano». Così ora lo cercano tutti, e non solo in
Friuli. Lo cerca la Padania. Lo cerca il Veneto. Come l´assessore regionale
Marino Finozzi, autore di una buona legge (approvata all´unanimità) sui
distretti industriali, che ha già chiesto un incontro con lui.
Tricesimo, casa di Alessandra Guerra, schiantata da un sole nordafricano. Nei
bar, la Lega consuma tristemente la fine di un sogno. «Ancje una cjavre a
cjapave di plui», anche una capra avrebbe preso di più, pigola esausta la
signora Mariute, facendosi fresco col ventaglio. Basta fare il conto della
serva. La Casa delle libertà ha perso dodici punti di vantaggio, più dieci del
vantaggio di Illy. Totale ventidue. La capra non ha sbancato neanche nel suo
Comune: 49 per cento contro il 46 di Illy. Un avventore di sinistra da un altro
tavolo sfotte: «Jere ore di cambià», era ora di cambiare. E la Mariute, che vota
Lega da sempre, si accende come un semaforo: «Talebàn! Lambrusco! Comunista!».
Ma poi conviene: sì, forse era ora di cambiare. Anche con un triestin, dio bon.
Sempre meglio dei visitors.
Per arrivare al maniero di Alessandra attraversi colline dolcissime - Pagnacco,
Tavagnacco, Leonacco, Luseriacco - colline nobili dai nomi longobardi. Poi una
lunga carrereccia in ghiaia coperta da un baldacchino di glicine. Vigne, mais,
un caldo boia, milioni di cicale, il torrente Cormor a secco. La signora abita
in una torre, un lussuoso ex rudere ricatalogato bene ambientale e restaurato
con la legge della Regione sul terremoto. Intorno ulivi giovani, color argento.
Li ha piantati lei, e non le hanno portato bene. Suoni, non risponde nessuno al
citofono. «Tanto non c´è mai» ti dice la gente, come se parlasse di una
castellana. «Non è una donna del popolo», spiegano. «Persino Tondo (il
presidente uscente di Forza Italia, non ricandidato, n.d.r.) stava più tra la
gente».
Walter Montagnese è segretario della Lega a Tricesimo. Un pezzo d´uomo che ci
crede, nel Carroccio. Quando aveva una sua officina meccanica di precisione,
aveva stampato a caldo lo stemma padano su tutte le macchine utensili. Oggi,
accanto a una birra fresca sotto una pergola, parla di «fine del sogno», di
patrimonio buttato alle ortiche. «Nemmeno con la mia sezione - dice - la Guerra
ha mai avuto contatti. Se dovevo parlarle, mi toccava telefonare a Trieste al
suo segretario, che forse, talvolta, chissà, mi ritelefonava. Queste sono cose
che la gente capisce. E io sto con la gente. Vede, io investo in Bot,
bar-osterie-taverne, sento la voce del popolo. E sentivo che la gente diceva: ti
saluto Guerra, è partita con i giri alti».
Fioritura di tigli, polline, malinconia, voglia di farla finita. «Se al finis il
partit, al è un ben», se il partito finisce, a questo punto è un bene, di dicono
i padani delusi alla locanda del «Cjavedal». Ha una sua nobilità la Lega
friulana, è meno materialista di quella lombardo-veneta. La gente pensa che a
quel punto, tanto vale staccare la spina. Chiedi: ma perché la Guerra non
l´avete votata nemmeno voi? Risposta: «Perché la Lega è di popolo, dunque
nessuno come la Lega doveva respingere un´imposizione, anche se veniva dalla
Lega medesima. Qui non è il Veneto. Questa è una terra che subisce da secoli.
Ora basta». E sottolineano il basta, che in friulano si dice «Vonde». Una parola
dopo la quale non puoi dire più nulla.
A Udine tutto si squaglia dopo la Strafexpedizion di Clausewitz-Cecotti. Beppino
Zoppolato si è già dimesso da segretario provinciale e lascia cadere parole come
pietre. «Non farò più politica. Finora ho obbedito, sono sempre stato un
soldato. Anche negli ultimi sei mesi ho obbedito, anche se non ero d´accordo.
Speravo che Bossi, come sempre, avesse ragione. Invece è stata una Caporetto, i
ministri e i politicanti, venendo qui, hanno distrutto un lavoro di anni. Ci
pensi, i sondaggi ci davano in crescita. Ora tutto è finito. Abbiamo scelto
dall´alto, mentre la candidatura Illy partiva dal basso». Intanto il cielo si
rabbuia, dal Veneto arriva forse un temporale.
Anche Viviana Londero, sindaco padano di Osoppo, il paese delle ferriere, si è
dimessa dal consiglio federale. Il sole dei comizi l´ha tostata, ora è stanca,
scuote il bel caschetto nero e spiega: «Ora serve un progetto, sto guardando con
interesse a cosa farà Cecotti. La Lega, così com´è diventata, non è più
portatrice di rinnovamento». Oltre il Tagliamento in spaventosa magra, a
Spilimbergo, l´ex vicepresidente del consiglio regionale Matteo Bortuzzo è
ancora più diretto. «Che vuole - ti dice - da partito di lotta e di governo
siamo diventati un partito socialmente utile. Utile alle poltrone di alcuni. Ci
hanno imposto una cricca di tuttologi, capaci di produrre slogan con dentro
niente. I competenti sono stati epurati. Gian Piero Fasola, che aveva fatto il
miglior piano sanitario d´Italia. Cecotti, che ha governato Udine alla grande.
Pietro Arduini, ex assessore alle finanze. Roberto Visentin, uno che stava col
popolo. Alido Gerussi, bravissimo sindaco di Spilimbergo».
Sulle montagne già piove, le mosche sono nervose, sulla pianura arrivano i primi
fulmini. «Ora spero che non ci siano teatrini con finte dimissioni - si arrabbia
Bortuzzo - questa gente deve sparire, levare le tende, fare fagotto, andarsene.
An-dar-se-ne. O la Lega passa in mano alla gente che vale, oppure è finita.
Fi-ni-ta».