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LA STAMPA, 8 aprile 2005

 

Lo scandalo delle esumazioni
è diventato un libro-denuncia

Un anno fa, di questi tempi, Carlo Pavone - imprenditore e fratello della notissima Rita - si presentava ai carabinieri della stazione di San Mauro per denunciare un fatto incredibile: le spoglie del padre Giovanni, scomparso 14 anni prima, erano andate perse durante l’esumazione al «Monumentale». L’esposto rappresentò il detonatore dello scandalo che pochi giorni dopo cominciò a guadagnarsi le pagine dei giornali e l’attenzione dell’opinione pubblica: prima sottovalutato dal Comune, poi affrontato fra le proteste; scandito da denunce, veleni, prese di posizione dentro e fuori l’amministrazione; deplorato dal cardinale Poletto; culminato nelle dimissioni dell’assessore Beppe Lodi, nel trasferimento di alcuni dirigenti e nell’avvio delle due Commissioni di indagine sui cimiteri. Praticamente un terremoto, il cui unico aspetto positivo fu quello di riguadagnare l’attenzione delle istituzioni e dei cittadini ai luoghi dove riposano i nostri cari.
Un anno dopo quello scandalo - «lo scandalo delle esumazioni», come venne subito battezzato - è diventato un libro. «Un libro bianco», precisano i rappresentanti del «Comitato spontaneo apartitico per la difesa dei parenti dei defunti», che ne hanno curato la pubblicazione. Domani verrà presentato nei locali della Parrocchia di Gesù Adolescente (ore 15), via Luserna 16. Obiettivo: ripercorrere le tappe di una vicenda tristissima, che ha segnato quanti l’hanno subìta. Il senso è quello di un vero e proprio monito condensato in circa 80 pagine di dichiarazioni, testimonianze, articoli di giornali, estratti delle sedute del Consiglio comunale, atti della Commissione di indagine sui cimiteri. E naturalmente, le fotografie. Nessun commento: soltanto cronaca, partendo dal presupposto che mai come in questo caso la realtà dei fatti sa essere più incisiva di qualsiasi giudizio. Anche la data scelta per la presentazione non è casuale: inizi aprile, primo anniversario del «caso-Pavone» esploso nella civile Torino. Parola d’ordine: non dimenticare. Mondo A PAG. 47

 

 

LA STAMPA, 08 Aprile 2005


IL DOCUMENTO REDATTO DAL COMITATO DEI PARENTI DEI DEFUNTI

 

Esumazioni, un libro


per non dimenticare
Il volume esce a un anno esatto dallo scoppio della vicenda costata
la poltrona all’assessore Lodi e che gettò nello sconforto migliaia
di famiglie, alcune delle quali hanno intentato causa a Palazzo Civico

Alessandro Mondo
Otto aprile 2004 - otto aprile 2005: dalla scomparsa delle spoglie di Giovanni Pavone, padre della notissima Rita, alle prime udienze per le cause civili intentate dai parenti dei defunti. Esumazioni, un anno dopo: un libro per non dimenticare. Lo hanno curato Patrizia Baldoni ed Enrico Caratto, rappresentanti del «Comitato spontaneo apartitico in difesa dei parenti dei defunti, esumati e non, nei cimiteri torinesi». Il primo, in ordine di tempo, dei due costituitisi a seguito dello scandalo che prima ha gettato nello sconforto migliaia di famiglie e poi ha finito per terremotare Palazzo civico. Titolo dell’opera: «In memoria. Lo scandalo esumazioni».
L’obiettivo di questo «libro bianco» -, presentato domani pomeriggio (ore 15) nei locali della «Parrocchia Gesù Adolescente» di via Luserna 16 - è chiaro: ripercorrere le tappe di una vicenda tristissima che ha segnato quanti l’hanno subìta, affinchè episodi del genere non si verifichino mai più. Il senso è quello di un vero e proprio monito condensato in circa 80 pagine di dichiarazioni, testimonianze, articoli di giornali, estratti delle sedute del Consiglio comunale, atti della Commissione di indagine sui cimiteri. E naturalmente, le fotografie. Nessun commento: soltanto cronaca, partendo dal presupposto che mai come in questo caso la realtà dei fatti sa essere più incisiva di qualsiasi giudizio. Anche la data scelta per la presentazione dell’opera non è casuale: 8 aprile, primo anniversario dello scandalo maturato nella civile Torino. Un anno ad oggi l’esumazione del padre di Rita Pavone (campo B, settima ampliazione) iniziava e finiva nel peggiore dei modi, con l’esito grottesco delle ossa perdute nel corso dello scavo e mai più ritrovate. Nonostante le affannose ricerche, di quei poveri resti non si è più saputo nulla; quello fu il detonatore che amplificò la protesta alzando il livello di attenzione su quanto stava capitando al Parco e al Monumentale, i due principali cimiteri cittadini. Anche così, nessuno immaginava che il peggio - documentato da «La Stampa» in decine di articoli e servizi fotografici - doveva ancora arrivare.
Ora che le polemiche si sono affievolite, cosa resta di quella vicenda ad un anno di distanza? «Restano gli strascichi giudiziari - spiega la Baldoni -. Soprattutto, resta il dolore delle famiglie dei defunti rimaste sole dopo che si sono spenti i riflettori dei media. Quel trauma non è stato superato, ci sono ferite che non si rimarginano». E questo a dispetto delle correzioni operate dal Comune quando le dimensioni assunte dallo scandalo lo hanno prima lambito e poi investito provocando, tra le altre cose, le dimissioni dell’assessore Beppe Lodi e il trasferimento di alcuni dirigenti.
Da allora molte cose sono cambiate, e bisogna dare atto all’amministrazione di aver fatto tutto il possibile per archiviare quella brutta pagina di storia cittadina. Proprio per questo, in vista della presentazione dell’opera, la domanda sorge spontanea: così facendo non si corre il rischio di esacerbarle, quelle ferite? Non sarebbe meglio lasciar calare il silenzio su queste tristezze? «Al contrario - replica Caratto -. La gente chiede solo di non dimenticare, di non essere abbandonata al proprio dolore. La nostra decisione prende le mosse da questo dato di fatto. E’ un’iniziativa senza fini di lucro, l’opera sarà consegnata gratuitamente ai parenti dei defunti e a chi vuole saperne di più». «Preannunciamo fin d’ora che non sarà una lettura “leggera” - gli fa eco la Baldoni -. Ma istruttiva, questo sì: chi verrà dopo di noi ha il diritto di sapere e di vigilare affinchè quel passato non ritorni mai più».

 

LA STAMPA, 08 Aprile 2005

 

Lo scandalo dei cimiteri è stata una delle pagine più tristi della storia cittadina: partito in sordina - con la decisione della giunta comunale di ridurre la scadenza delle esumazioni da 15 a 10 anni (febbraio 2003) -, esplode nel 2004, quando il ritmo delle operazioni accelera raggiungendo la quota di 120 al giorno. Seguono le prime proteste dei parenti dei defunti, moltiplicate dal «caso Pavone». Poi la situazione precipita: il 7 giugno il sindaco chiede scusa e dispone le prime correzioni di rotta; l’8 giugno il cardinale Poletto deplora pubblicamente le esumazioni seriali; il giorno 10 scattano le verifiche dell’Ufficio di Igiene sulle salme indecomposte nei depositi cimiteriali; il 16 giugno i parenti dei defunti protestano davanti al Comune; il 18 Palazzo civico blocca le esumazioni; il 22 Chiamparino assume la delega ai cimiteri; il 23 si insedia la Commissione di indagine; il 9 luglio l’assessore Lodi si dimette; il 2 agosto: le gestione dei cimiteri passa all’Ama; a settembre parte il Centro di ascolto per i parenti dei defunti.