NEL MODENESE OPERA DI UN
TUNISINO IL DELITTO DI PAVULLO: METTE A NUDO L’EMERGENZA
Il cuore dell’Emilia rossa
si ribella agli immigrati
Preso il killer del negoziante, il paese
insorge: ora basta
La Stampa, 11 Marzo 2006
reportage
VINCENZO TESSANDORI
inviato a PAVULLO (Modena)
Un vulcano, con i suoi brontolii, le sue attese, i suoi silenzi, eppoi il
rischio dell'eruzione. E un episodio di criminalità, banale quanto tragico,
rischia di spezzare equilibri tenuti insieme con dolorosa fatica, tutto sembra
diverso e forse lo è, diverso: ormai tolleranza non si coniuga più con altri
termini e un volantino «senza nessuna appartenenza politica», diffuso qui a
Pavullo, proclama che «è ora di finirla con questo permissivismo e buonismo, la
gente è stanca di vivere con la paura e con l'incertezza di un futuro,
difendiamo i nostri valori, le nostre origini e i nostri diritti».
È successo che un ragazzo di 19 anni decide di rapinare un negozio di
telefonini. Lo fa in pieno giorno, col volto scoperto, armato di un coltello. Il
commerciante si chiamava Claudio Venturelli, 40 anni, avrebbe dovuto sposarsi
con una ragazza romena. Quando l'altro ha fatto irruzione ha reagito ed è stato
colpito a morte. Poi l'aggressore è fuggito. Lo hanno catturato nella notte su
un marciapiede della stazione di Parma, accanto una grossa valigia con 24
cellulari, due macchine fotografiche, due rasoi elettrici, il telefonino e la
scheda della vittima. Detta così, ha il gusto di un fatto di ordinaria
delinquenza. Ma poi si aggiungono i particolari: l'aggressione è avvenuta a
Pavullo, sull'Appennino modenese; il ragazzo dal coltello facile è arrivato un
paio d'anni fa dalla Tunisia, per ricongiungimento familiare, ha il permesso di
soggiorno ma non un lavoro; si chiama Hussem Ben Abdelkerim, vive con i suoi a
Sarramazzoni, a pochi chilometri da qui, da Sassuolo e da Modena. E questo
triangolo sembra un laboratorio ad altissimo rischio nel quale nessuno pare
avere idea di come ci si debba muovere.
Troppa insicurezza e troppi reati, le forze dell'ordine fanno quello che
possono, dice il sindaco Vito Tedeschini, della Margherita, «e quello che fanno
sono miracoli, ma 64 carabinieri non bastano per 148 chilometri quadrati di
territorio montano, e ora gli hanno anche tagliato la benzina. Quando calano le
tenebre serpeggia la paura». Degli extracomunitari? «Ma no, è che, in certo
senso, ci sentiamo abbandonati a noi stessi». Eppure questo paesone fra l'Emilia
e la Toscana, adagiato a quota 660, avrebbe più di un motivo per ritenersi
fortunato. «Siamo in crescita, 16.300 abitanti, 1500 più che nel 2001».
L'economia tira: industrie di ceramica, metalmeccaniche, meccaniche di
precisione, agroalimentari e il lavoro non è certo un frutto proibito. Negli
anni sono arrivati ucraini, moldovi, albanesi, romeni, maghrebini. «L'8, forse
il 9% della popolazione, i clandestini sono un altro 5 o 6%: e lavorano in nero
o non lavorano affatto. In fondo, tutti credevamo che questa fosse un'isola
felice».
Perché i problemi dell'integrazione non parevano poi così seri: c'erano stati
alcuni furti ma i ladri «venivano da fuori», qualche scazzottata nelle due
discoteche, cose che non avrebbero dovuto lasciar tracce e invece le hanno
lasciate, e profonde. Con il suo 22-23% di extracomunitari, Serramazzoni, lì a
due passi, veniva guardata con preoccupazione. Droga? «Come dappertutto»,
ammette con imbarazzo il sindaco. Cose uguali dappertutto, in fondo. Ma
l'omicidio no, quello non è mai uguale, da nessuna parte. E ha provocato uno
choc collettivo, anche se Tedeschini dice che «è marginale che questa tragedia
sia avvenuta qui». Il fatto è che «la reazione della gente è molto forte, molto
aspra e capisco la rabbia dei cittadini, che è tanta: in fondo è anche la mia.
Ma bisogna ragionare». Poi Tedeschini chiude gli occhi e mormora: «È molto
difficile fare il sindaco, non so se il 28 maggio mi ripresenterò». Stamane, in
ogni modo, non mancherà all'appello del sindaco di Modena: riunione alle 10 fra
tutti i primi cittadini della provincia per vedere se qualcuno abbia idea di
come si possa trovare una soluzione, magari l'uovo di Colombo.
Non è così facile, le preoccupazioni che angosciano il prefetto Giuseppe
Ferorelli ne sono la prova e non paiono il frutto dell'ultima ondata
d’emigrazione: le forze dell'ordine sono insufficienti, e lo sono da almeno 15
anni ha ripetuto il prefetto a Filippo Berselli, sottosegretario alla Difesa, a
Modena per il giuramento degli allievi dell'Accademia Militare. Il governo
interverrà. Quando e come? Vedremo.
Ma la rapina del diciannovenne arrivato dalla Tunisia, il suo rozzo delitto,
hanno sollevato un velo. Per fortuna non echeggia mai la parola razzismo, ma
ieri alcuni studenti all'uscita dell'Istituto linguistico gridavano che «quelli
se ne devono andare fuori dalle balle, qui non c'è posto per loro». Loro chi?
Non ha importanza, loro, gli altri. Alessandro Dall'Omo, 24 anni, portiere della
locale squadra di calcio e titolare del magazzino sportivo «Tutto per il calcio
e volley», racconta che dopo aver sorpreso un ragazzo marocchino a rubare una
tuta lo ha denunciato. «Qualche giorno dopo sono venuti in tre: uno ha fatto da
palo, due mi hanno pestato, uno era lo zio del ladro. E ora ho paura a star solo
in negozio».
Il vento è cambiato e soffia a bufera, ma Fouad Bolujaman, 19 anni, di
Casablanca, e il suo amico Abdel, 17 anni, di Settat, sono come tutti i giorni
appollaiati sugli sgabelli davanti a un videogioco nel Concorde Games, nella
galleria del Domus, un palazzone dove abitano numerosi extracomunitari,
soprattutto dell'Est Europa. Il presunto assassino ci bruciava il suo tempo.
Dice Fouad che il game lo rilassa, dopo le otto ore nella fabbrica di ceramica.
Sono le 18 e precisa: «Ho cominciato il mio turno alle cinque». Il suo amico per
il momento non ha lavoro: fa il muratore «e con l'inverno tutto si blocca». La
tragedia? «Sì, sono cose che non dovrebbero accadere e chi le provoca dovrebbe
stare in carcere. Com'è possibile giocarsi la vita così?». Già, com'è possibile?
Francesco Fontanazzi, 28 anni, cugino del commerciante ammazzato, raccoglie
firme per chiedere giustizia: «Nessuna violenza gratuita ma chi commette reati
deve stare in galera». Oggi, per il funerale, a Pavullo è lutto cittadino.
Servirà a tener nascosto il vulcano?