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LA STAMPA, 10 Luglio 2005


IL PRESIDENTE EMERITO RIVELA DI AVER PRONTO UN DISEGNO DI LEGGE PER ISTITUIRE UN COORDINAMENTO DELL’ANTITERRORISMO


«Leggi d’emergenza? Meglio la Superprocura»


Cossiga: coi nostri gip potrebbe crollarci addosso la torre di Pisa
 

ROMA
IO all’amico Beppe Pisanu consiglierei vivamente di lasciar perdere». L’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga - che dopo i fatti di Londra si dichiara «pessimista in generale», sebbene non faccia nulla per nascondere il buon umore - ridacchia quando gli si parla di leggi emergenziali. Lui, che fu il padre di quelle studiate per combattere l’eversione armata degli Anni Settanta. «Ma per carità, ma allora c’era l’unità nazionale, oggi sono tutti divisi per questioni politiche ed elettoralistiche. Ma ve lo immaginate se saltasse fuori che qualcuno ha riempito di microspie una moschea? Uuuhhh... Apriti cielo!... La Caritas... Pax Christi... Romano Prodi... Uuuhhh...».
Ma poi Francesco Cossiga è così: vorrebbe dissuadere il ministro dell’Interno dall’imbarcarsi in un’avventura disperata come predisporre norme eccezionali per contrastare gli attentatori jihadisti. Però un disegno di legge c’è già, l’ha scritto lui. «Ah sì, l’ho scritto e lo presenterò presto. Ma non l’ho certo scritto pensando che possa servire a qualcosa. L’ho scritto per godermi dopo le grida indignate di garantisti, antiamericani e antiglobal». E’ un disegno di legge con tutti i crismi, gli articoli e i commi, il bis che sostituisce il ter, quel passaggio del codice cancellato, quell’altro modificato. Serve un’immersione filologica e alla fine si può dire che Cossiga propone - provocatoriamente fino a un certo punto - una riduzione drastica delle garanzie. Si comincia con l’istituzione di una «Procura Superiore della Repubblica competente in via esclusiva a sovrintendere e coordinare le indagini» sul terrorismo internazionale. Una superprocura, insomma, con a disposizione una squadra di magistrati e una grande squadra, molto specializzata, di agenti di polizia giudiziaria.
Quest’ultimo corpo godrebbe di poteri straordinariamente ampi. Oggi la polizia giudiziaria non può far nulla senza l’autorizzazione del magistrato. Nell’idea di Cossiga potrebbe fare qualsiasi cosa: intercettare, spiare, arrestare, perquisire, sequestrare documenti, interrogare, tutto di propria iniziativa, senza che la magistratura ordinaria possa metter becco, e col solo obbligo di tenere aggiornata la superprocura. La quale, infine, non avrebbe alcun diritto di segretezza: se richiesto, dovrebbe mettere a disposizione del governo ogni dettaglio scoperto. «Ma tanto una cosa del genere non si farà mai», insiste Cossiga. Lui ripete d’averci pensato per smascherare la viltà e le spaccature italiane.
«Proprio questa mattina sono andato a rileggermi la legislazione straordinaria americana, studiata dopo l’attacco alle Torri, e quella britannica. Ma mi viene da ridere. Pensate a Israele, un paese che col terrorismo convive da decenni. Si prevede che in caso di fondato sospetto è possibile applicare una “tortura equa”. Ma dico io, pensate se in Italia qualcuno osasse proporre la “tortura equa”. Ed è un provvedimento approvato non dal governo di Ariel Sharon, ma dai governi socialisti. Così come il “Terrorism act” inglese è stato approvato dagli esecutivi laburisti, ed è un’estensione della legislazione straordinaria voluta per contrastare l’Ira».
Il problema, dice Cossiga, è che la lotta al terrorismo possono farla soltanto i Paesi che il terrorismo lo hanno conosciuto. Quindi Israele, l’Inghilterra, la Spagna, che ha dovuto fare i conti con le sue bombe e i suoi morti a Madrid, «ma poi i responsabili li hanno presi tutti. Ecco, bisogna notare che la nostra intelligence lavora benissimo se deve andare in un Paese straniero a liberare un ostaggio italiano, ma qui se prendesse un immigrato clandestino sospetto e lo buttasse fuori, se ne farebbero delle polemiche a non finire». E’ persuaso, l’ex presidente della Repubblica, che in Italia qualsiasi evento servirebbe soltanto a esasperare le recriminazioni fra i due poli. In caso di strage, non ci sarebbe spazio per gente alla Rudolph Giuliani o alla Ken Livingstone: «Ma figuriamoci. Comincerebbero tutti a dire è colpa tua, non è tua, ma tu sei andato in Iraq, ma tu sei amico dei fondamentalisti. Per questo dico che sarà impossibile discutere di leggi straordinarie. Ma scusate, proprio in questi giorni abbiamo saputo che Silvio Berlusconi è minacciato di morte. Ma avete sentito qualcuno portare solidarietà al presidente del Consiglio? Nessuno. Ve lo vedete Prodi che va da Berlusconi e gli dice, caro Silvio, ti sono solidale, facciamo insieme leggi emergenziali?».
E del resto, insiste Cossiga, «Prodi è andato in pellegrinaggio all’ambasciata britannica, poi ha subito ridimensionato il suo atto ripetendo che bisogna lasciare subito l’Iraq. E allora?». E allora «illegalità», propone Cossiga. Lo ha fatto in un’intervista al Riformista, dicendo: «Ecco il mio appello all’illegalità: per il nostro bene seminiamo gli ambienti di indagine di microspie e di microcamere, perché se aspettiamo che dal terrorismo ci difenda uno dei nostri gip, i terroristi riusciranno laddove ha fallito l’usura del tempo, e ci vedremo crollare addosso la torre di Pisa».
E’ un’altra provocazione, chiarisce, per dimostrare l’inadeguatezza mentale italiana ad affrontare questi sconvolgimenti: «Certo, ed è un altro dei motivi per i quali un disegno di legge come il mio non potrebbe mai passare. L’orientamento politico di gran parte della magistratura e della Corte costituzionale è progressista e terzomondista, e la questione del terrorismo si lega con le tensioni antiamericane, con certi profili umanitari di cui la nostra sinistra è portatrice. E insomma, quello che voglio dire è che se ci dotassimo di una legislatura eccezionale, andrebbe a finire che il poliziotto che è andato un po’ oltre finisce in galera, l’immigrato che è andato un po’ oltre resta libero, perché l’immigrato è poverino e ha fame». E’ tutto?
No. C’è un’ultima ragione per cui Cossiga considera vani i propositi di Pisanu: «L’ultima ragione si chiama Berlusconi. La prima cosa che ha detto dopo gli attentati a Londra, è stata che a settembre ritirerà dall’Iraq trecento soldati. Mi sembra un gesto di buona volontà verso i terroristi. Altro che leggi d’emergenza».